Da Fiastra a Monte Rotondo

Le premesse c’erano tutte, il sole, il cielo azzurro, l’aria primaverile e quella voglia matta di avventura, quella che ti risveglia i sensi, quella che non vedi l’ora che suoni la sveglia la mattina. Di nuovo un piccolo briefing e via di corsa verso i Monti Sibillini. Arrivato nei pressi di Fiastra e soltanto dopo aver ammirato lo splendido paesaggio che mi si presentava era giunta l’ora di mollare le redini e lasciar correre le gambe.

Lago di Fiastra

Dal rifugio del Tribbio mi sono subito sparato una salita di circa 10 km, alternando corsa e camminata per preservare le gambe nonostante la dolce pendenza della strada.

Questa era ciò che si presentava ai miei occhi alla fine della salita.

Verso la strada del Fargno

Un piccolo spuntino di frutta secca per ricaricare le batterie…

Mandorla time…

e di nuovo in marcia verso il Santuario di Macereto attraverso dei lunghi tornanti in discesa con fondo pietroso abbastanza tecnico…anche questa volta sono riuscito a non baciare il terreno! E’ proprio qui , in fondo alla discesa, che il paesaggio cambia di nuovo.

Tra Macereto e il Monte Rotondo

Era ora di risalire verso il Monte Rotondo non sapendo con precisione la via da prendere, ma a volte , anzi quasi sempre, è più emozionante avventurarsi senza sapere dove andare, non oltrepassando i limiti per la propria sicurezza, ci tengo a sottolinearlo.

Una salita infinita, ma ne è valsa la pena, che ne dite?

Io direi di ritornarci, a disposizione per farvi da guida se non conoscete il luogo. I sentieri sono comunque tutti ben indicati, impossibile perdersi, a meno che, durante le precedenti soste, non abbiate fatto un uso sconsiderato di birra come integratore….

Il richiamo del pranzo domenicale iniziava a farsi sentire, il panino con “ciauscolo” ( i marchigiani sanno di cosa sto parlando) e pecorino chiamava, la birretta altrettanto. Un’altro bellissimo quanto tosto allenamento era finito, 35 km di natura incontaminata tra le vette dei Monti Sibillini.

Se non lo avete ancora fatto, venite a visitare questi luoghi, sono sicuro che sarà amore a prima vista, come lo è stato per me.

L’eremo dell’Acquerella

L’allenamento di questo weekend ci ha portato a scoprire i sentieri del Monte San Vicino, ben visibile da tutta la valle del Musone e la valle dell’Esino, con il suo caratteristico profilo, circondato da un movimentato altopiano che alterna belle faggete a prati erbosi.

Monte San Vicino

Il panorama dalla cima merita ampiamente la breve fatica necessaria per la risalita. Consiglio di seguire in discesa l’ampio e breve sentiero della via normale della montagna e di percorrere invece in salita il ripido e spettacolare percorso che risale il versante settentrionale, anche se in presenza di ghiaccio e neve, questo versante potrebbe diventare proibitivo anche per i più inesperti. Notevole è anche l’interesse botanico della zona: tra le specie più rare segnalate spiccano la Linaria purpurea e numerose orchidee selvatiche.

Vetta del Monte San vicino 1479 m

Scendendo in direzione Val di Castro e proseguendo sempre in discesa sul versante con vista Albacina, si arriva all’eremo dell’Acquerella.

Cenni storici

L’Eremo dell’Acquarella “ S. Maria de aqua de arellis” è costituito da una Chiesetta, due locali attigui ed una torre a due piani. La Chiesa, che può accogliere circa cento fedeli, è dedicata alla SS. Vergine Maria e fu costruita nell’anno 1441 per interessamento e dietro richiesta di fra’ Frandeno eremita, essendo stati stipulati gli atti notarili dal notaio Paolino di Bartolomeo. Essendo appartenente a S. Giovanni in Laterano, si può affermare con esattezza la data della sua costruzione perché riportata dal libro detto «Della Catena» nel quale sono elencate le Chiese fondate nel suolo Lateranense. Esiste tuttora, sopra la porta d’ingresso, lo stemma indicante, appunto, l’appartenenza del tempio alla basilica lateranense. Forse le due stanze vicine, di cui una adibita a cucina, furono costruite in altra epoca, dato lo stile diverso.
La questione è stata sollevata perché si hanno notizie relative all’Eremo, precedenti all’anno 1441. Nel 1349, infatti, era abitato da Eremiti ed il Sassi lo conferma asserendo che nel secolo XIV fu romitaggio Benedettino. Memorie certe riportano comunque che nel XIII secolo vi erano stanziati dei pii eremiti, più tardi, nel XV, vi risiedettero forse anche delle suore( S.Maria delle Vergini ).
Poiché l’Ambrosini dice anche che allora, nel 1880, erano ancora visibili «fondamenti murati nella parte del Sud, segni di un fabbricato demolito poi coll’opera o caduto per longevità di tempo», si può dedurre che il «vecchio» eremo fosse quello di cui si vedevano i resti. Pertanto l’Eremo che si vede attualmente è dell’anno 1441. Tradizione vuole comunque che il primo insediamento fosse voluto da San Romualdo il quale aveva ricevuto in donazione il luogo, unitamente a Valdicastro, dal conte Farolfo.
La torre, data la sua posizione strategica con ampia visuale sulla valle del Giano,potrebbe appartenere ad epoca precedente, cioè al periodo feudale, quando baluardi di difesa erano su quasi tutte le alture circostanti ad Albacina. Infatti da una xilografia, riproducente “Albacina Tuficana” e che reca la dicitura «Giusep. Triccoli disegnò ed incise», si rileva che la torre suddetta aveva tutte le caratteristiche di torre di guardia. Gli altri baluardi, riportati dalla stessa stampa, si trovavano: a Monte Rotondo, presso la «Bocchetta», a Valle Cupa, ad Almatano, a Monte Rustico in cima al Borgo, col nome di Carcere e presso la fontana a tre cannelle. Di quest’ultimo si vede la base sulla quale è stata costruita un’abitazione.
Nell’Aprile del 1529 Matteo da Bascio e Ludovico da Fossombrone convocarono all’Acquarella il Primo Capitolo Generale dei Cappuccini (una trentina di frati tra i quali scelti solo 12 capitolari) durante il quale venne redatto l’atto costitutivo con le costituzioni ( dette di Albacina) del nuovo ordine della congregazione francescana dei Frati Minori della Vita Eremitica meglio noti come Cappuccini che, con poche variazioni, regoleranno l’Ordine per quasi quattro secoli.
Dopo l’abbandono dell’eremo da parte dei monaci “per la scabrosita’ del luogo e l’angustia del convento” , comincio’ a decrescere e i religiosi si spostarono in Fabriano ( Santa Maria Del Popolo) continuando a frequentare l’eremo cosiddetto dell’Acquarella non piu’ come casa religiosa ma come romitorio; esso venne definitivamente abbandonato nel 1585”
Un eremita pare si sia stanziato verso la metà del secolo XVIII, a quanto dice il Turchi nel suo «Camerinum Sacrum», ed un altro, Fra’ Benedetto Fratebianchi, nel 1831 e dai dati che si hanno in possesso pare che si ammalò e morì nel novembre del 183l e il suo corpo fu sepolto a Valdicastro.
Seguendo cronologicamente, le vicende dell’eremo, apprendiamo che lo stesso fu restaurato nel 1845 per incarico di Mons. Giuseppe Arpi. Le stazioni della Via Crucis, furono collocate nella Chiesa il 3 Maggio dell’anno 1850.
Nel 1854 l’Acquarella fu assediata, con esito negativo, dai gendarmi che ricercavano certo Carletti Girolamo imputato nell’incendio scoppiato il 26 Febbraio 1854, domenica di Carnevale, nelle stalle di Via Fiorenzuola dove era custodito il gregge dei pastori di Porcarella, i quali, nella stagione invernale, erano costretti a scendere in Albacina a causa dell’abbondante neve che ricopriva i pascoli e del freddo che arrecava danni al bestiame.
Nella notte fra il 19 ed il 20 Luglio dell’anno 1856 fu rubato il quadro.

Miracolo dell’Acquerella

Nel 1840 avvenne nella Chiesa dell’Acquarella un fatto prodigioso e poiché Don Raffaele Ambrosini potè raccogliere testimonianze, essendo vissuto in quel tempo, riportiamo per intero una nota trovata a pag. 15 del suo Romitaggio: «Nel 1840 per la Messa furono prese a consumo 4 falcole da una libra ognuna: per dimenticanza non furono spente alla fine della Messa e restarono accese per più di due ore; ripesate dappoi non erano calate nemmeno di un’oncia, fu gridato al miracolo».

Leggenda della sosta della Madonna

Una leggenda narra che qui si sarebbe fermata la Santa Casa nel suo tragitto aereo verso Loreto, una sosta durante la quale la Madonna volle dissetarsi proprio alla sorgente dell’Acquarella e che la conca presente sul fondo della piccola valle, tra una cortina di pioppi, sia stata impressa dal mantello della Madonna. La leggenda è un modo popolare per ricordare che l’eremo si trovava su una delle numerose direttrici dei pellegrinaggi medioevali verso Loreto. Qui i pellegrini seguendo l’antica via romana scavalcavano la dorsale del San Vicino e per la valle del Musone raggiungevano la costa Adriatica e il santuario lauretano.

Mappa

Link alle coordinate

Come diventare un runner

Iniziare a correre non è mai stato così facile. Con questa semplice tabella, in sole 4 settimane, giorno più giorno meno, riuscirete a correre da zero a 30 minuti senza mai fermarvi.

Segui la tabella

In tutti gli allenamenti, nella fase di corsa, cercate di tenere un ritmo tranquillo, tale da consentire una reale o ipotetica conversazione. Se non ci riuscite vuol dire che l’andatura è troppo veloce. Respirate normalmente sia con la bocca sia con il naso. Iniziate e terminate ogni seduta di allenamento con 5 minuti di camminata. Lasciate almeno una giornata di recupero tra una seduta e l’altra.

Io ho iniziato così, con me ha funzionato !

Pronti al raddoppio?

Se siete arrivati a correre felicemente per 30 minuti e sentite una vocina nella mente che vi spinge a correre di più, continuate a leggere il blog…la tabella per arrivare a correre per 60 minuti vi aspetta.

Buon divertimento !

Correre è una rivoluzione

Da uno specialista in fisiatria e medicina sportiva, mille preziose indicazioni sia per chi inizia a correre, sia per esperti maratoneti:

  • l’andatura e la postura corrette per migliorare il proprio stile
  • l’alimentazione e l’idratazione per una forma perfetta
  • il programma di allenamento per aumentare resistenza e forza muscolare
  • il piano per perdere peso, mantenersi in forma e contrastare l’invecchiamento
  • la prevenzione degli infortuni più comuni e i consigli per un recupero veloce.

Born to run

Christopher McDougall, giornalista, ex inviato di guerra e runner dilettante, ci racconta il suo viaggio avventuroso sulle tracce dei Tarahumara, i più grandi runner di tutti i tempi, capaci di correre decine di chilometri in condizioni estreme senza apparente fatica e senza subire infortuni. Coinvolgente e ironico, McDougall punteggia il suo racconto di aneddoti su grandi corridori del passato e di singolari scoperte, arricchite di consigli tecnici e dati scientifici, sul mondo delle ultramaratone. Sapevate che la dieta ideale per un ultramaratoneta è quella vegetariana? E che più le scarpe da running sono ammortizzatepiù sono pericolose? E avreste mai immaginato che a 65 anni, grazie all’allenamento, i corridori possono ottenere le stesse prestazioni di quando ne avevano 19?. Pieno di personaggi incredibili, di prestazioni atletiche strabilianti e inesauribile fonte di ispirazione per ogni amante della corsa, Born to run racconta un’avventura epica, ma soprattutto sfata il luogo comune che vede in noi umani dei camminatori, rivelandoci che in realtà, sorprendentemente, siamo nati per correre.

Sono diventato un blogger e non so usare il blog…

Sciogliere il ghiaccio quando vuoi comunicare qualcosa per la prima volta non è mai semplice, l’emozione e il desiderio di perfezionismo a volte rischiano di farti perdere troppo tempo davanti alla pagina bianca e quello che avrebbe dovuto essere un divertimento, si trasforma in stress da sommare a quello che magari avevi già prima. Mettici pure che la percentuale di conoscenza della piattaforma usata per scrivere è di poco sopra allo zero, il gioco è fatto, chiudi lo schermo del notebook e la speranza di diventare un blogger di successo alla Carrie Bradshow svanisce nel nulla. Nessun muro dove sbattere la testa, non è questa la mia mission. Quello che cercherò di fare sarà trasmettere la mia passione per lo sport e in particolare per il TRAIL RUNNING condividendo con voi le mie esperienze personali.