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L’eremo dell’Acquerella

L’allenamento di questo weekend ci ha portato a scoprire i sentieri del Monte San Vicino, ben visibile da tutta la valle del Musone e la valle dell’Esino, con il suo caratteristico profilo, circondato da un movimentato altopiano che alterna belle faggete a prati erbosi.

Monte San Vicino

Il panorama dalla cima merita ampiamente la breve fatica necessaria per la risalita. Consiglio di seguire in discesa l’ampio e breve sentiero della via normale della montagna e di percorrere invece in salita il ripido e spettacolare percorso che risale il versante settentrionale, anche se in presenza di ghiaccio e neve, questo versante potrebbe diventare proibitivo anche per i più inesperti. Notevole è anche l’interesse botanico della zona: tra le specie più rare segnalate spiccano la Linaria purpurea e numerose orchidee selvatiche.

Vetta del Monte San vicino 1479 m

Scendendo in direzione Val di Castro e proseguendo sempre in discesa sul versante con vista Albacina, si arriva all’eremo dell’Acquerella.

Cenni storici

L’Eremo dell’Acquarella “ S. Maria de aqua de arellis” è costituito da una Chiesetta, due locali attigui ed una torre a due piani. La Chiesa, che può accogliere circa cento fedeli, è dedicata alla SS. Vergine Maria e fu costruita nell’anno 1441 per interessamento e dietro richiesta di fra’ Frandeno eremita, essendo stati stipulati gli atti notarili dal notaio Paolino di Bartolomeo. Essendo appartenente a S. Giovanni in Laterano, si può affermare con esattezza la data della sua costruzione perché riportata dal libro detto «Della Catena» nel quale sono elencate le Chiese fondate nel suolo Lateranense. Esiste tuttora, sopra la porta d’ingresso, lo stemma indicante, appunto, l’appartenenza del tempio alla basilica lateranense. Forse le due stanze vicine, di cui una adibita a cucina, furono costruite in altra epoca, dato lo stile diverso.
La questione è stata sollevata perché si hanno notizie relative all’Eremo, precedenti all’anno 1441. Nel 1349, infatti, era abitato da Eremiti ed il Sassi lo conferma asserendo che nel secolo XIV fu romitaggio Benedettino. Memorie certe riportano comunque che nel XIII secolo vi erano stanziati dei pii eremiti, più tardi, nel XV, vi risiedettero forse anche delle suore( S.Maria delle Vergini ).
Poiché l’Ambrosini dice anche che allora, nel 1880, erano ancora visibili «fondamenti murati nella parte del Sud, segni di un fabbricato demolito poi coll’opera o caduto per longevità di tempo», si può dedurre che il «vecchio» eremo fosse quello di cui si vedevano i resti. Pertanto l’Eremo che si vede attualmente è dell’anno 1441. Tradizione vuole comunque che il primo insediamento fosse voluto da San Romualdo il quale aveva ricevuto in donazione il luogo, unitamente a Valdicastro, dal conte Farolfo.
La torre, data la sua posizione strategica con ampia visuale sulla valle del Giano,potrebbe appartenere ad epoca precedente, cioè al periodo feudale, quando baluardi di difesa erano su quasi tutte le alture circostanti ad Albacina. Infatti da una xilografia, riproducente “Albacina Tuficana” e che reca la dicitura «Giusep. Triccoli disegnò ed incise», si rileva che la torre suddetta aveva tutte le caratteristiche di torre di guardia. Gli altri baluardi, riportati dalla stessa stampa, si trovavano: a Monte Rotondo, presso la «Bocchetta», a Valle Cupa, ad Almatano, a Monte Rustico in cima al Borgo, col nome di Carcere e presso la fontana a tre cannelle. Di quest’ultimo si vede la base sulla quale è stata costruita un’abitazione.
Nell’Aprile del 1529 Matteo da Bascio e Ludovico da Fossombrone convocarono all’Acquarella il Primo Capitolo Generale dei Cappuccini (una trentina di frati tra i quali scelti solo 12 capitolari) durante il quale venne redatto l’atto costitutivo con le costituzioni ( dette di Albacina) del nuovo ordine della congregazione francescana dei Frati Minori della Vita Eremitica meglio noti come Cappuccini che, con poche variazioni, regoleranno l’Ordine per quasi quattro secoli.
Dopo l’abbandono dell’eremo da parte dei monaci “per la scabrosita’ del luogo e l’angustia del convento” , comincio’ a decrescere e i religiosi si spostarono in Fabriano ( Santa Maria Del Popolo) continuando a frequentare l’eremo cosiddetto dell’Acquarella non piu’ come casa religiosa ma come romitorio; esso venne definitivamente abbandonato nel 1585”
Un eremita pare si sia stanziato verso la metà del secolo XVIII, a quanto dice il Turchi nel suo «Camerinum Sacrum», ed un altro, Fra’ Benedetto Fratebianchi, nel 1831 e dai dati che si hanno in possesso pare che si ammalò e morì nel novembre del 183l e il suo corpo fu sepolto a Valdicastro.
Seguendo cronologicamente, le vicende dell’eremo, apprendiamo che lo stesso fu restaurato nel 1845 per incarico di Mons. Giuseppe Arpi. Le stazioni della Via Crucis, furono collocate nella Chiesa il 3 Maggio dell’anno 1850.
Nel 1854 l’Acquarella fu assediata, con esito negativo, dai gendarmi che ricercavano certo Carletti Girolamo imputato nell’incendio scoppiato il 26 Febbraio 1854, domenica di Carnevale, nelle stalle di Via Fiorenzuola dove era custodito il gregge dei pastori di Porcarella, i quali, nella stagione invernale, erano costretti a scendere in Albacina a causa dell’abbondante neve che ricopriva i pascoli e del freddo che arrecava danni al bestiame.
Nella notte fra il 19 ed il 20 Luglio dell’anno 1856 fu rubato il quadro.

Miracolo dell’Acquerella

Nel 1840 avvenne nella Chiesa dell’Acquarella un fatto prodigioso e poiché Don Raffaele Ambrosini potè raccogliere testimonianze, essendo vissuto in quel tempo, riportiamo per intero una nota trovata a pag. 15 del suo Romitaggio: «Nel 1840 per la Messa furono prese a consumo 4 falcole da una libra ognuna: per dimenticanza non furono spente alla fine della Messa e restarono accese per più di due ore; ripesate dappoi non erano calate nemmeno di un’oncia, fu gridato al miracolo».

Leggenda della sosta della Madonna

Una leggenda narra che qui si sarebbe fermata la Santa Casa nel suo tragitto aereo verso Loreto, una sosta durante la quale la Madonna volle dissetarsi proprio alla sorgente dell’Acquarella e che la conca presente sul fondo della piccola valle, tra una cortina di pioppi, sia stata impressa dal mantello della Madonna. La leggenda è un modo popolare per ricordare che l’eremo si trovava su una delle numerose direttrici dei pellegrinaggi medioevali verso Loreto. Qui i pellegrini seguendo l’antica via romana scavalcavano la dorsale del San Vicino e per la valle del Musone raggiungevano la costa Adriatica e il santuario lauretano.

Mappa

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